IO SONO IL SARTO | MORONI A BERGAMO il capolavoro della National Gallery i dipinti del grande ritrattista

BERGAMO  dal 4 dicembre 2015 -  al 28 febbraio 2016  #IOSONOILSARTO  

Bergamo: Accademia Carrara, Museo Adriano Bernareggi, Museo di Palazzo Moroni
 
A Bergamo, in occasione dello straordinario ritorno de Il Sarto, si presenta un coinvolgente percorso espositivo dedicato a Giovan Battista Moroni, pittore e sorprendente ritrattista nato ad Albino (Bergamo) tra il 1520 e il 1524. Un viaggio che inizia con il capolavoro della National Gallery di Londra, esposto in Accademia Carrara nella sala dedicata a Moroni, prosegue con i dipinti sacri del Museo Adriano Bernareggi, recentemente restaurati con il contributo di Fondazione Credito Bergamasco, fino ai celebri ritratti di Museo di Palazzo Moroni.  

Il Sarto, acquistato dal museo londinese nel 1862, ritorna per la prima volta a Bergamo, a conferma del grande impegno della città nelle relazioni con musei nazionali e internazionali, a un anno di distanza dalla grande mostra monografica alla Royal Academy di Londra. Un’occasione per poter ammirare i capolavori del pittore bergamasco nella città che ne custodisce il più importante corpus al mondo. Un biglietto unico e un unico orario accompagnano i visitatori alla riscoperta del più grande ritrattista lombardo del Cinquecento. 
La città di Bergamo accoglie dopo 150 anni Il Sarto di Giovan Battista Moroni, capolavoro del grande ritrattista conservato alla National Gallery di Londra, che eccezionalmente lo concede in prestito grazie ai solidi rapporti di collaborazione con l’Accademia Carrara. Il pubblico per tre mesi potrà ammirare il dipinto nella sala dedicata a Moroni, nel cuore del percorso espositivo della Carrara. L’esposizione prosegue  al Museo Adriano Bernareggi con  importanti opere moroniane di soggetto religioso recentemente restaurate e con  l’apertura di Palazzo Moroni con tre ritratti. 
Moroni, ritrattista al Concilio di Trento,  è stato anche protagonista di un rinnovamento dell’arte sacra che nella nostra terra ha lasciato tracce assai profonde. Alla mostra che si presenta alla città saranno visibili le più significative opere di arte religiosa provenienti da alcune chiese della diocesi.

Accademia Carrara Intorno al Sarto   Dopo più di 150 anni, il capolavoro della National Gallery di Londra torna a Bergamo, grazie a un progetto a cura di Maria Cristina Rodeschini.   Il Sarto incontra, all'interno della sala di Accademia Carrara dedicata al grande ritrattista bergamasco, alcuni dei più noti ritratti moroniani: dai Coniugi Spini, alla Bambina di Casa Redetti, dal Giovane ventinovenne al Vecchio seduto, in un allestimento ideato da Mauro Piantelli.  Tra le immagini più affascinanti del Cinquecento europeo, – come si legge nel testo di Rodeschini pubblicato nel catalogo Silvana Editoriale il capolavoro di Moroni, che rappresenta un giovane uomo alle prese con la realizzazione di un abito, da sempre interessa per il soggetto, la qualità dell’esecuzione, l’intensa umanità espressa con sottile accento dal ritrattista bergamasco. Il ritratto del sarto realizzato da Giovan Battista Moroni alla fine degli anni sessanta del Cinquecento si colloca nel cuore della discussione sulla dignità del ritratto e inaugura un modo nuovo di rapportarsi alla realtà sociale e culturale di quella stagione. 
Un progetto, quello che prende avvio da Accademia Carrara, che vuole mettere in dialogo non solo i capolavori di Moroni, approfondendo le qualità e lo studio dei modi pittorici, ma anche indagare alcuni aspetti della storia del costume del XVI secolo. Di particolare interesse il progetto di ricostruzione degli abiti grazie a uno studio dedicato a tre capolavori: Il Sarto, Ritratto di Bernardo Spini e Ritratto di Pace Rivola Spini.
l'Accademia Carrara fu istituita a Bergamo, nel 1796, per volontà di Giacomo Carrara, che donava alla città la sua straordinaria raccolta di dipinti, creando un complesso unico di Scuola di Pittura e Pinacoteca, in cui confluì la sua straordinaria raccolta di dipinti. Nel corso di oltre duecento anni il museo si è arricchito grazie a lasciti di grandi conoscitori come Guglielmo Lochis, Giovanni Morelli e Federico Zeri. Memoria e simbolo del collezionismo italiano, Accademia Carrara custodisce capolavori assoluti della storia dell’arte, testimonianze di cinque secoli con Donatello, Pisanello, Foppa, Mantegna, Giovanni Bellini, Botticelli, Bergognone, Raffaello, Tiziano, Baschenis, Fra Galgario, Tiepolo, Canaletto e Piccio. Accademia Carrara vanta tra i più importanti corpus al mondo di opere di Lorenzo Lotto e Giovan Battista Moroni.    

Museo Adriano Bernareggi: Moroni e il sacro  - Museo Adriano Bernareggi, in occasione dello straordinario ritorno de Il Sarto di Giovan Battista Moroni, presenta al pubblico un’accurata selezione di capolavori moroniani, tra i quali spiccano il ritratto stupefacente di Gian Girolamo Albani e otto dipinti sacri, tutti restaurati di recente, grazie all’intervento di Fondazione Credito Bergamasco. In mostra un importante capitolo dell’arte di Moroni: pale d’altare, incantevoli polittici e l’Ultima Cena di Romano di Lombardia.  
Il Museo è stato inaugurato nell’anno giubilare del 2000. Il nucleo originario della collezione era stato raccolto con grande lungimiranza a partire dagli anni trenta del Novecento da Adriano Bernareggi, vescovo di Bergamo dal 1935 al 1953. Il fronte espositivo rispecchia in modo prevalente la cultura locale dei secoli XVI-XIX, in un periodo compreso cioè tra il Concilio di Trento e il Concilio Vaticano II. In questi quattro secoli nel territorio della Diocesi di Bergamo vengono costruite e rimodellate quasi tutte le chiese, sia nei centri sia in periferia. Questo immenso sforzo creativo ha lasciato un segno indelebile nel patrimonio artistico e architettonico. 
Capolavori pittorici come la Trinità di Lorenzo Lotto e la Madonna con il Bambino e Santi di Daniele Crespi condividono uno spazio domestico con umili manufatti che testimoniano la devozione popolare; alla sala del tesoro, arredata con pezzi unici di oreficeria e di ricamo scalati fra Quattro e Cinquecento, si accostano le sale che esibiscono le collezioni di ex-voto dipinti e sbalzati. Il Museo dispone di strumenti e servizi strutturali messi a disposizione della comunità, di progetti che favoriscono un approccio alla cultura destinato a durare nel tempo e non solo legato a manifestazioni temporanee. 

Museo di Palazzo Moroni: Moroni a Palazzo   In occasione di IO SONO IL SARTO | MORONI A BERGAMO, si aprono le porte di un’antica residenza nobiliare. Un percorso espositivo che dalla Carrara conduce alla visita di uno dei più affascinanti edifici storici della città. In mostra una selezione di capolavori moroniani, quali l’elegante Cavaliere in rosa, il Ritratto di Isotta Brembati e l’austera Dama in nero.  Fondazione Museo di Palazzo Moroni nasce nel 2009 dalla volontà del Conte Antonio Moroni di fare della propria abitazione la sede di un ente promotore di iniziative di interesse collettivo destinate alla divulgazione, alla valorizzazione, allo studio delle arti nelle loro differenti forme espressive. Il Palazzo, edificato dalla famiglia Moroni tra il 1636 ed il 1666, è la più importante “fabbrica” privata in costruzione a Bergamo Alta in quegli anni. 

Giovan Battista Moroni     Nasce ad Albino (Bergamo) tra il 1520 e 1524. Pochi anni dopo la famiglia si trasferisce nel bresciano, dove il padre Francesco, architetto, può seguire i lavori di Palazzo Lodron di Bondeno; è in questo periodo, attorno al 1532, che Moroni inizia la sua formazione presso Alessandro Bonvicino, detto il Moretto. L’apprendistato si conclude intorno al 1543, nonostante i due collaborino fino al 1549. 
Nel 1545 si apre il Concilio di Trento. Alla corte del principe vescovo, nonché cardinale, Cristoforo Madruzzo troviamo in questi anni anche il giovane Moroni, che inizia a dare prova di sé firmando le sue prime opere autonome. Conclusasi questa fase del Concilio, nel 1552, Moroni approda a Bergamo.  
Degli anni Cinquanta è un dipinto come il Cavaliere in rosa di Palazzo Moroni, che ritrae Gian Gerolamo Grumelli, esponente di una delle principali famiglie cittadine. A partire dal decennio successivo il pittore si radica nella vita della natia Albino, dove nel frattempo era tornato anche a vivere. I soggetti dei suoi ritratti sono ora i membri della piccola nobiltà locale, del ceto delle professioni, del clero, ai quali si accosta senza timori, in immagini di grande naturalezza. Anche i santi nelle tante pale d’altare che dipinge in questi anni, hanno i volti della gente comune. Di questo momento sono due capolavori come Il Sarto e il Gian Girolamo Albani: ritratti dove lo sfondo è costituito da un sobrio tono grigio e l’attenzione è concentrata sull’aspetto fisico e psicologico dei personaggi. L’artista muore, ormai infermo, ad Albino nel 1579.

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